Il viaggio di nonna 

14/01/2016

È da due giorni che sei partita e già  mi manchi tantissimo. Il fatto che tu, dopo esserti presa il tempo di salutare tutti, te ne sia andata nell’unico luogo ancora  rimasto totalmente incontaminato, senza telefono, senza connessione internet, senza TV, radio,  servizio postale, mi ha gettato però nello sconforto, lo confesso. Quindi se in qualche modo troverai il modo di leggere queste mie parole, sappi che mi sforzo di essere felice per te e ti penso tanto. Lo so che prima o poi questo viaggio lo avresti fatto comunque ma speravo che lo  posticipassi ancora un po’. Si, capisco anche che ammetto eri molto stanca ultimamente. È andato bene il volo? Mi ricordo di quanto fossi entusiata, anni fa, per il  tuo primo viaggio in aereo alle Baleari.   E quando poi mi raccontasti che ti sarebbe piaciuto tanto andare in America.

Ora ti immagino su una spiaggia a guardare il mare. Scommetto che è la prima cosa che hai fatto appena arrivata là, vero?   Via il pigiama a fiorellini rosa, la canottiera, il pannolone, ti vedo già in costume da bagno, mentre passeggi sulla battigia, l’acqua spumeggiante che ti lambisce i piedi.

E poi  ti sarai fermata senz’altro a mangiare il gelato in qualche bar, parlando, ridendo e scherzando con tutti quelli che da un po’ di tempo non vedevi più. Salutameli tutti, mi raccomando.

Poi ti immagino in bici sul lungo mare. Chissà perché mi sono messa in testa che là c’è il mare…forse perché sei nel luogo di tutti i desideri inespressi e dei desideri da esaudire.

Comunque sia, appena ti è possibile fammi avere tue notizie. A dire il vero, se ci penso bene, da due giorni si è riacutizzato quel mio disturbo alle orecchie. Questi rumori continui che percepisco solo io ( i medici li chiamano acufeni)  in realtà non mi danno più tanto fastidio soprattutto se penso che è una cosa che io e te abbiamo in comune. Ricordo ancora quando portavi l’apparecchio acustico e, a volte, non sentivi bene lo stesso perché le giornate ventose ti infastidivano. Per ascoltarmi meglio, mentre ti raccontavo la mia giornata di bambina, giravi una rotella dietro all’orecchio. Spesso ho creduto che girare quella rotella ti servisse per sintonizzare il tuo cuore con il mio. Eri come una radio: ti sintonizzavi per trasmettere una musica allegra, la musica del ballo liscio che tanto amavi. Se stai cercando di sintonizzarti con me in questi giorni…si lo sento sento quel battito forte regolare ed intenso. Sono sicura che non è il battito del mio cuore. È il tuo? Si sento il tuo cuore dentro il mio. Sei partita per il tuo viaggio lontano passando dal mio cuore. È così che riesco ad essere triste e felice insieme.

Non ti preoccupare per tutti noi qui, stiamo tutti bene.  Anche il tuo micione ti cerca, ma avremo cura di lui. Riposati. 

Saluta il nonno. Vi abbraccio.

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