Dolce amaro far niente ( o poco)

In veste di “immigrati part-time a tempo determinato”, siamo tornati alle Seychelles, il nostro piccolo Paese adottivo, dopo sei mesi di assenza e un emozionante viaggio in Giappone ( di cui devo ancora finire- ahimè- di trascrivere il dettagliatissimo diario di viaggio). Non abbiamo neppure terminato di disfare i nostri due esigui bagagli a mano (Maritino ed io viaggiamo leggerissimi) e di fare una spesa veloce al vicino supermercato, che abbiamo già ricevuto un invito a cena da parte di due amici. 

Abbiamo incontrato l’affiatata e simpatica coppia di “diversamente giovani”, appena dopo il tramonto, in un noto ristorante italiano poco distante dalla meravigliosa, lunghissima e recentemente mondana, spiaggia di Beau Vallon. Originari di Milano, abitano qui da più di trent’anni e sono anche cittadini seychellesi. Hanno girato il mondo in lungo e in largo ( incantano quando raccontano le loro mirabolanti avventure) ma alla fine si sono fermati in questo piccolo Paradiso in mezzo all’Oceano Indiano. Qualcosa vorrà pur dire no? No, per alcuni aspetti oserei dire di no. 

Abitare in un Paradiso terrestre, per quanto possa essere un’esperienza unica e intensa, può essere una scelta piuttosto difficile. Negli ultimi anni ho raccolto testimonianze di molti residenti, soprattutto di origine europea: ne è emerso un certo ricorrente desiderio, non solo tra i più giovani, di doversi talvolta allontanare da questo piccolo mondo incantato, i cui confini sembrano restringersi progressivamente e proporzionalmente rispetto al tempo che vi si trascorre. Conosco molti che, almeno una volta all’anno, rientrano per le vacanze nei loro paesi d’origine. Molti altri si concedono una piacevole evasione addirittura due o più volte l’anno, magari con la scusa di fare visite mediche approfondite, rendere visita ai parenti o per cercare di sviluppare la propria attività oltreoceano. Maritino e io la definiamo  sindrome da “mancanza di stimoli”. Alle nostre latitudini l’iperattività forzata ( o autoindotta) può essere talvolta nociva, mentre qui, invece, un ritmo di vita più lento ( anche e soprattutto dal punto di vista lavorativo) è associato alla minore offerta di servizi alla persona ed eventi culturali. Vengono meno dunque tutti quegli stimoli che rendono la vita quotidiana meno monotona. Non è raro incontrare persone che si dichiarano comunque stressate perché, ancora abituati ai ritmi di vita dei paesi più evoluti, cercano a tutti i costi il modo di riempire le loro giornate. Non è raro che le coppie si sciolgano, perchè non riescono a riequilibrare lo stare insieme rispetto a nuove e diverse esigenze scaturite da un ambiente ristretto.

Anche i nostri commensali, per quanto abbiano da tempo superato l’età della pensione, si mantengono attivi gestendo una piccolissima attività che spazia dell’import di prodotti dall’Italia all’editoria. Per quanto ci riguarda, Maritino e io, dopo un po’ di tempo trascorso qui, siamo indubbiamente felici di tornare al solito tran tran italiano, seppur pesante e aggressivo. Di questo luogo prendiamo e apprezziamo tutto il buono e il bello. 

Per tornare alla cena, il locale è elegante ma informale. Vengono serviti piatti con prodotti locali preparati secondo la migliore tradizione italiana. Capiamo che la serata, benché le apparenze non lo lascino facilmente trasparire, è molto mondana. Seduti agli altri tavoli, spiccano alcune personalità locali tra cui un ministro seychellese, un ambasciatore e un fotografo di fama internazionale. 

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