Consigli di lettura per aspiranti poliglotta e giramondo: “Il parla lingue” di Benny Lewis. 

L’apprendimento delle lingue straniere è sempre stata la mia passione, anche se ritengo di non avere un talento vero e proprio. Non so neppure quale sia il mio talento, a dire il vero.  Possiedo però  costanza, entusiasmo e tanta buona volontà. 

Quando frequentavo la Facoltà di Lingue, talvolta mi pervadeva una sorta di scoramento,  constatando i brillanti risultati delle altre compagne di corso. Ritenevo di non essere mai all’altezza, di non essere mai abbastanza fluente edisinvolta. 

Al termine del corso di studi in Lingua e Letteratura Tedesca, sapevo di avere ancora molte lacune da colmare. Ho cosi continuato a frequentare dei corsi di perfezionamento. Ho lavorato all’estero proprio per poter raggiungere un buon livello. Malgrado ciò, ho ancora molta strada da fare. Stessa cosa per inglese e  francese, che ho imparato a partire dalle medie. Eppure nella mia vita lavorativa, malgrado i giudizi negativi che mi sono sempre auto-inferta, sono riuscita a fare tantissime cose e raggiungere molti obiettivi. Cosi contemporaneamente, da amante dei viaggi, mi sono di nuovo buttata sui libri per imparare come autodidatta, prima lo spagnolo (incoraggiata dall’amichevole parentela con la mia lingua madre) e poi il portoghese, nella variante parlata in Brasile. Poco alla volta sto imparando anche il creolo parlato alle Seychelles, impresa complicata perché non esistono manuali veri e propri. Insomma, non ho mai perso la voglia di comunicare, perché essa rappresenta la necessità reale di conoscere altre culture.

Qualche tempo fa, nella libreria dell’aeroporto di Cagliari, ho trovato questo “manualetto”, anche se a volte penso che siano i libri a trovare me.  L’autore è un noto poliglotta che racconta la sua meravigliosa esperienza personale, fatta però anche di frustrazioni, dentro le quali mi ci sono ritrovata in pieno. 

Di particolare rilievo, secondo me, sono proprio i capitoli nei quali si parla di cosa significa e cosa non significa ” parlare fluentemente”:

Cit. Pag. 51 “…spesso si ha una visione altamente elitaria di ciò che significa parlare fluentemente una lingua (…): l’idea che si debba essere in tutto e per tutto equivalenti a un madrelingua”. Pag.52 ” è chiaramente uno standard irrealistico e del tutto irragionevole”. Pag. 53 “Non esiste una linea di demarcazione superata la quale si possa dire: Bene, ora parlo correntemente una lingua. È un po’ come l’ideale di bellezza. Tutto è relativo.

Buona lettura. 

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