Prima tappa: Giamaica

 10/04/2017 ore 23.00 circa

“Don’t worry about a thing, cause every little thing gonna be alright…” Non temere, andrà tutto bene, stavo appunto canticchiando tra me e me  questa mattina, sulla strada che da Ocho Rios s’inerpica verso il villaggio di Nine Mile, quando l’autista dell’autobus ha imboccato una curva a velocità molto sostenuta. Il veicolo ha sfiorato pericolosamente un bar a bordo strada, una baraccuccia di legno scadente e di lamiere variopinte, rischiando di raderla al suolo.

La Giamaica che stavo osservando dal finestrino, sembrava essere la stessa della mia prima visita, dieci anni fa: rigogliose foreste, piantagioni di caffè, strade che serpeggiano pigramente tra colline e montagne, villaggi di case fatiscenti in cemento e lamiera, spiagge di sabbia dorata distese su acque turchesi, oggi appena smorzate  da un cielo carico di nuvole plumbee. 

Anche lo stile di guida eccessivamente “sportivo” dei giamaicani, dunque, sembrava essere rimasto lo stesso.

Avevo poche ore a disposizione, così mi sono recata a Nine Mile, per visitare uno dei pochi luoghi rappresentativi del paese che non ero riuscita a vedere dieci anni fa: la casa natale di Bob Marley e il mausoleo dove sono custodite le sue spoglie mortali.
Come un semidio, Bob, per i suoi connazionali, continua a vivere attraverso la sua musica e la sua filosofia di vita. “He lives” sta scritto un po’ ovunque…

Nine Mile è meta di pellegrinaggi. È un tempio della musica. Tutti i luoghi sacri, in fondo, si somigliano, dunque anche qui

1) ci si toglie le scarpe prima di entrare;

2) le spoglie mortali del cantante, maestro, profeta, eccetera, eccera, sono tumulate in un simulacro di marmo bianco;

3) è vietato fotografare;

4) le  canzoni di ” The king” vengono interpretatate in continuazione, a favore dei circa 30.000 visitatori l’anno, dai rastafarians, autoproclamati- mi sembra- ministri di un culto profano.

Lo spirito di Bob aleggia ovunque, così come l’odore di Ganja, ovvero Marjiuana, offerta ai visitatori fuori dal tempio, dai “coltivatori diretti” per pochi spiccioli.

“Excuse me while I light my spliff…” cit 

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