Quinta tappa: ritorno a Miami

15/04/2017 18 30 circa

Sono sul balcone della mia cabina, indosso un accappatoio e un asciugamano a ‘mo di turbante sulla testa. Una fresca brezza marina mi pizzica il viso. La nave sta uscendo dal porto di Miami, cauta e maestosa, quasi avesse timore di disturbare i grattacieli. Guardo verso riva, ricacciando in gola la paura dell’altezza. Laggiù, a riva, alcuni sconosciuti, piccole sagome di un plastico vibente, salutano. Per la seconda volta lascio via mare questa città, che però oggi sono riuscita a godermi. 

Mi chiedo solo come riuscire a raccontarla con poche parole e in poco tempo. Estraggo dal mio “cerca parole da viaggio”, uno strambo contenitore immaginario massimo 100 ml, aggettivi a caso : grandiosa, ammaliante, stimolante, snob, ipermoderna, spaccona, brillante, fresca, sportiva, irriverente, ordinata, atipica, possibilista, esaltante, irrequieta.

Poi arrotolo la lista delle cose vissute oggi la chiudo in una bottiglia e la getto nel mare del web:

1) passeggiata sulla spiaggia infinita di Miami Beach. Da sola vale il biglietto aereo. Il VIP watching purtroppo si è concluso senza successo. Mi sono accontentata di fotografare una delle torrette dei guardaspiaggia, come si addice ad un’ orfana di “Baywatch”, la serie televisiva degli anni ’90.

2) passeggiata nel quartiere “Art Déco”, poco distante dalla spiaggia, a ridosso di Ocean Drive. I palazzi color pastello e gli abitanti che non amano passare inosservati, lo rendono irresistibilmente kitch. Ti verrebbe voglia di stare tutto il giorno nel dehor di un bar a osservare chi e come passa.

3) giro in idroscivolante sulle Everglades, le lagune infestate dagli alligatori. Ho avuto il sospetto che l’americanone vestito da sheriffo alla guida del trabiccolo tenesse nascosto da qualche parte un telecomando per fare uscire gli alligatori proprio al nostro passaggio. Fermi lì…cheese! 

4) passeggiata a Little Havana, dove in un famoso negozio di sigari ho gustato un ottimo caffè cubano. È l’unica volta in cui ho rimpianto di non saper fumare. Osservando poi molti anziani giocare a domino all’interno del ” Domino Park”, ho messo subito in nota un viaggio a Cuba. 

5) Pranzo in un locale al Bayfront Park Amphitheater, quasi ai piedi dall’Hard Rock Cafè in cui non ho provato neppure ad entrare tanto la coda era maledettamente lunga. 

In compenso mi sono persa tra le bancarelle di un mercatino in cui, come souvenir, ho comprato un racconto scritto e illustrato da un giovane autore locale (che mi ha autografato la copia)

6) passeggiata nel quartiere di Wynwood, dove i murales sono opere d’arte che attirano migliaia di visitatori. Avrei voluto starmene lì, contro un muro, ad aspettare che uscisse all’improvviso dalla jungla cittadina, uno di questi artisti famosi che immagino vestiti da imbianchini.

La nave guadagna velocitá e prende il largo. Da lontano Miami continua a sorridere sfrontata a chi parte. Ehi guys, come back!

Ok all right, ci rivediamo sabato.

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