Settima tappa: Porto Rico. “Benedetto chi viene in nome del Signore”

18/04/2017

Il castello di San Filippo del Morro s’innalza, maestoso e severo, sulla Baia di San Juan.  È la prima cosa che vedo questa mattina dalla nave, appena metto naso fuori dal balcone della cabina. Insieme al Castello di Cristobal, questa costruzione fa parte di un imponente sistema di fortificazioni, realizzato più di quattrocento anni fa dai conquistadores spagnoli, a difesa dell’isola di Porto Rico dagli attacchi delle altre potenze europee. Porto Rico era indubbiamente “rico”, ricco di acqua dolce e risorse, andava dunque protetto come si deve.

La nave si avvicina placida silenziosa al molo. Mi sembra di fare un tuffo nel passato, all’epoca in cui il mondo era ancora tutto da scoprire. Dall’Europa, per giungere fino a qui, ci volevano anche due mesi di rischiosa traversata atlantica. Con una nave da crociera, oggi invece, ci vogliono appena sei giorni di totale confort.

Malgrado il cielo sia carico di nuvole grigie, una volta sbarcata, vengo rapita dall’atmosfera eletrizzante, musicale, variopinta e godereccia dell’isola. 

A passo spedito, parto alla scoperta di Sant Juan Viejo, la parte antica della città, situata sull’Isleta, l’isoletta, collegata al resto della città con numerosi ponti. 

Per raggiungerla, una volta uscita fuori dall’area portuale, tengo la sinistra e percorro il “Paseo de la Princesa”, molto suggestivo e romantico, al termine del quale si trova la grandiosa fontana con gruppo scultoreo, intitolata “Radici”. Essa celebra, attraverso un’allegoria non proprio immediatamente intellegibile, le origini del popolo portoricano , cioè indigena (dei “tainos”),  africana e spagnola.   Costeggiando il mare lungo la muraglia della cinta est, giungo ai piedi della Fortaleza, anch’essa facente parte del sistema difensivo della città. È ancora oggi residenza del governatore di Porto Rico. 

Mi godo una passeggiata romantica sotto alberi rigogliosi, i cui lunghi e flessuosi rami si protendono fin sopra il mare, creando così una meravigliosa arcata naturale. 

Questo luogo mi coinvolge moltissimo. Cammino instancabilemente, vorrei fermarmi per osservare i dettagli, ma non posso permettermelo. Il tempo scarseggia.

Arrivo alla Porta di San Juan, l’antica entrata della città, un poderoso arco  sormontato da una lapide in marmo, su cui si legge in latino: “Benedetto chi viene in nome del signore”. L’attraverso e, perdendomi in viuzze molto pittoresche, arrivo alla meravigliosa spianata che si estende di fronte al Castello di San Filippo. È un soffice e liscio manto erboso, sul quale, da lontano, i visitatori appaiono come formiche. Quand’è l’ultima volta che avete fatto una capriola sull’erba? Ammiro da lontano il castello, con il mare che gli fa da sfondo. Immagino anche qualche galeone tra le onde. No, Jonny Depp cosa c’entra ora? Pussa via! La mia visita superficiale a San Filippo dura circa un’ora e mezzo, incluso il tempo trascorso sulla parte più alta di esso per ammirare il faro, costruito in tempi più moderni (si tratta del quarto, perchè i primi tre “non si vedevano”).  Dai piedi del faro, indugio ad osservare le onde del mare che si infrangono rabbiose su una riva piuttosto rocciosa. Scorgo anche il cimitero di Maria Maddalena de Pazzis, in cui spicca la cupola rossa della chiesa e un lato della città, composto da abitazioni variopinte. Dopo la visita al castello, mi dirigo verso la chiesa di San Josè, meraviglioso esempio di architettura gotica spagnoli.  Attualmente è in fase di restauro, dunque non si può ammirare in tutta la sua bellezza, ma si capisce al volo che è cosa rara. 

Inizio ad avere fame. Ho camminato già parecchio. Fortunatamente non fa molto caldo. Proseguo spedita verso la Cattedrale di San Juan. In stile neoclassico, è la cattedrale più antica dell’emisfero occidentale. Vi è tumulato  Juan Ponce da Leon, conquistatore e navigatore, e le reliquie di San Pio martire. Mi colpisce molto per l’elegante semplicità, per l’incredibile lucentezza dei pavimenti in marmo, per l’intenso profumo di fiori. Uscendo e proseguo poco oltre sulla sinistra. Scorgo la Cappella di Cristo, ma – mi spiace- le mie batterie sono in esaurimento: con gli occhi cerco un locale tranquillo dove mangiare qualche piatto tipico. Provo ad entrare in quello dove hanno inventato la famosa caipirina. Mi dicono che ci vogliono 45 minuti d’attesa.Desisto molto volentieri. Sono fortunata perchè entro a caso in un ristorante poco distante. È tranquillo. Mi piaciono i suoi soffitti alti, i mobili in legno scuro, il banco bar vintage. Mi siedo e scelgo dal menu il formaggio fritto con un contorno di verdure fresche. Ottimo! La cucina portoricana sembra avere un debole per il fritto, lo si deduce facilmente dal menu. Una delle immagini più belle di questo luogo, si materializza proprio mentre finisco di mangiare l’ultimo pezzettino di formaggio. Entra una coppia di anziani, marito e moglie. Lui sugli 85 anni, alto, occhi azzurri meravigliosi, bel sorriso, malfermo sulle gambe, bastone da passeggio. Lei più giovane di un decennio, minuta, agile, spigliata. Sono stranieri, anglofoni, forse anche loro crocieristi. Si siedono e ordinano una Coca. Li osservo. Sorseggiano la Coca dalla cannuccia ridendo e parlando fitto fitto fra di loro, complici e innamorati come se si fossero presi a vicenda il cuore oggi stesso. Mi chiedo da dove arrivino. È meraviglioso che la voglia di viaggiare non svanisca mai. Un po’ mi ricordano i miei nonni che il primo viaggio all’estero lo fecero a Palma de Majorca in età piuttosto avanzata. Oddio mi si allaga tutto lo spazio dietro agli occhi. C’è qualcuno con il Mocio li dietro che venga a dare una mano? Altrimenti mi escono le lacrime. Pago ed esco. Percorro vie e viuzze. Immagino la vita notturna qui, spesa nei locali tra balli e spensieratezza. I negozi di souvenirs si somigliano tutti, in tutto il mondo. In un mercatino nei pressi del porto, compro alcune ceramiche e del sapone fatto artigianalmente. 

Ritorno alla nave salutando quest’isola con un sincero e beneaugurante arriverci. Arrivederci per la vita di spiaggia, arrivederci per la scoperta  dell’entroterra con montagne e foreste. Arrivederci!

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