Nel ventre della balena

Visita alla nave durante la crociera ai Caraibi, 20/04/2017.

Oggi non si scende. Ci si gode l’incedere robusto e agile della nave sul mare placido, appena increspato da una brezza tiepida. Siamo sulla rotta che da St. Marteen ci riporta a Miami, capolinea del nostro viaggio. Anche oggi decido di utilizzare il tempo in modo costruttivo. Alle 10 ho in programma la visita guidata ai luoghi solitamente inaccessibili della nave, cioè i ponti riservati all’equipaggio. L’appuntamento con la guida è a teatro. Sì, a bordo non manca nulla, neppure il teatro. 

Incontro la mia guida, una bella ragazza, giovanissima, sorridente e poliglotta. Mi conduce sul palcoscenico. Rimango impressionata. Il teatro è molto ampio, elegante e moderno. Ha una capienza di ben 1600 posti. Farebbe invidia a un qualsiasi teatro cittadino. Ogni sera sono in programma due spettacoli della durata di un’ora ciascuno. Dal palcoscenico si accede alle quinte e ai camerini. Mi perdo ad ammirare i variopinti costumi di scena appesi ad uno stand collocato lungo tutta una parete.  La guida mi racconta che gli attori non sono dipendenti della compagnia navale, ma di una società esterna che approvigiona artisti per le navi da crociera. Mi spiega che sono gli artisti stessi a doversi occupare di manutenzione e pulizia degli abiti. Mi confida anche, con gli occhi lucidi, che il suo fidanzato, uno dei ballerini, è sbarcato a Miami perchè il suo contratto è terminato. Una nave da crociera è una città che ospita un’intera comunità, all’interno della quale la vita scorre esattamente come sulla terra ferma. Gioie e dolori. Tante vite che si intrecciano. Mi dispiace scriverlo ma esiste anche l’obitorio. 

La visita prosegue nel ventre profondo della nave, scendendo qualche rampa di scale all’interno della zona riservatissima. Qui non c’è traccia di moquettes, marmi e specchi. È tutto molto spartano, ma estremamente lustro e ben organizzato. I soffitti sono molto più bassi. Vengo accompagnata all’interno della lavanderia. 

Decine di grandissime lavatrici industriali piene di asciugamani, lenzuola e tovaglie sono in azione. L’ordine regna sovrano.Nulla è lasciato al caso. È fondamentale che sia così. Mi trovo in una città nella città, come un quartiere sotterraneo. Non arriva la luce del sole, ma l’illuminazione artificiale è tutto sommato gradevole.  Alcuni addetti passano le lenzuola asciutte attraverso la stiratrice industriale, che le restituisce, in un minuto circa, stirate e piegate. Sarebbero il sogno di ogni massaia. Peccato siano molto ingombranti. Qua e là, affisse alle pareti, si leggono le regole su modalità e frequenza di lavaggio delle divise e del bucato dell’equipaggio.  

Dalla lavanderia proseguo verso la cambusa. Si tratta di un vero e proprio magazzino logistico di prodotti alimentari. Devo indossare un grembiule, copriscarpe, mascherina e cuffietta, per evitare ogni genere di contaminazione.

Il controllo delle scorte e delle scadenze dei prodotti è gestito con un sistema informatico, come in ogni efficiente magazzino che si rispetti. I prodotti sono di ottima qualità, benchè tutti provenienti dalla grande distribuzione. Frutta e verdura freschi provengono dai porti che abbiamo toccato precedentemente. Uscita da quest’area, mi viene indicata la parete dietro la quale si trova il compattatore di rifiuti. Ne percepisco chiaramente il regolare rumore metallico e immagino due fauci che si richiudono ingoiando tutto.  A bordo si fa la raccolta differenziata e i rifiuti vengono trattati con questo compattatore prima di scaricarli al porto dove vengono ritirati dalle società specializzate. Tutte le volte che sono scesa a terra ho infatti notato spesso un intenso via vai di automezzi pesanti che scaricano sul molo i rifornimenti, mentre altri ritirano i rifiuti. Una nave-città di questo genere ha un indotto incredibile. Vengono movimentate giornalmente decine di tonnellate di merci.

La mia guida mi conduce lungo un paio di corridoi, spiegandomi che in questo quartiere sotterraneo ci sono tre mense: una per gli ufficiali, che vengono serviti al tavolo, una per  impiegati e responsabili, un’altra per camerieri,  operai, ecc… Mi spiega che le cabine dell’equipaggio sono piuttosto piccole. Non può mostrarmene una, ma capisco che occhio e croce sono circa 8 mq: ci sta un letto a castello, un armadietto per abiti e oggetti personali, un tavolino e il bagno con doccia. Alcune hanno un oblò da cui arriva la luce del sole e si vede il mare, alcune sono cieche. “Io preferisco quelle cieche, perchè gli oblò non hanno tende o persiane, quindi a volte la luce del sole disturba il riposo” aggiunge la ragazza.

Durante il tempo libero, l’equipaggio ha a disposizione locali e servizi riservati: palestra, piscina, cinema, area ricreativa. 

Un profumo di pane e dolci appena sfornati mi indica che ci stiamo avvicinando alle cucine. Uno degli chef è orgoglioso di mostrarmi come sono organizzate. Rimango sbalordita. Sono ambienti immensi, luccicanti, ordinatissimi. 

Ci sono decine e decine di fornelli e punti cottura allineati uno accanto all’altro per decine di metri. Grandi monitor ultrapiatti indicano gli ordini provenienti dai ponti. Ogni giorno vengono preparati migliaia di piatti, sfornate centinaia di tonnellate di pane, pizza e dolci. È un continuo tagliare, tritare, spadellare, impiattare senza tregua 24 ore su 24. Rimango affascinata da questo mondo di fuoco e d’acciaio. 

Non mi è consentito vedere altro. La sala macchine ed il ponte di comando, per ragioni di sicurezza, rimangono giustamente off limits. 

Ringrazio, saluto e risalgo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...