Da Cagliari a Sant’Antioco, come in un film.

13 Luglio 2017

Abbiamo noleggiato una piccola auto cabriolet. All’inizio Maritino non era molto soddisfatto della scelta ricaduta sull’elegante utilitaria, poi ha capito che invece poteva essere un buon modo per godersi le meraviglie dell’entroterra sardo. Probabilmente ha voluto soddisfare anche un mio inconscio desiderio di romanticismo. Mi ero infatti immaginata come in un film: io e lui, lunghe strade assolate e poco trafficate, paesaggi meravigliosi che cambiano sotto i nostri occhi e confondono i sensi. E il vento tra i capelli?  Infine, di notte, il cielo stellato sopra di noi, mentre l’auto costeggia il mare.

Così ieri abbiamo lasciato Cagliari per raggiungere l’isola di Sant’Antioco. È andato tutto proprio come nel mio film immaginario. 

Durante il tragitto, durato circa 1 ora e 30, abbiamo fatto una breve sosta per ammirare da lontano il Castello di Acqua Fredda. Lo abbiamo intravisto quasi per caso, sulla nostra sinistra, percorrendo la Sp 2 in direzione di Carbonia. Se ne sta ancora lì, sul suo cucuzzolo, dopo tanti secoli, impavido e irremovibile, seppure non sia più quello di un tempo. Si racconta che sia stato costruito per volere del Conte Ugolino della Gherardesca, personaggio storico che rivive nelle terzine della Divina Commedia di Dante. Un documento papale in realtà daterebbe la fortezza giá in un periodo precedente alla nascita del conte, che da queste parti, comunque, c’è stato veramente.

Siamo arrivati sull’isola di Sant’Antioco, la quarta più estesa d’Italia, attraversando un lungo itzmo di terra che la unisce alla Sardegna, poco prima di mezzogiorno. Il nostro hotel si trovava al centro di Calasetta e la finestra della nostra stanza era un’opera d’arte spontanea che ti rimane appesa dentro: tetti popolati di antenne, gabbiani, gatti, sullo sfondo gli alberi delle barche a vela e una striscia di mare che ha il colore della sorpresa e della felicità. Il cielo? Solo  il Grande Pittore potrebbe osare certi colori.

Abbiamo lasciato qui le nostre poche cose. La misura dei nostri viaggi, brevi o lunghi che siano, è inversamente proporzionale alla grandezza del bagaglio. Più è piccolo e leggero, migliore sarà il viaggio.

La ricerca di un ristorante per il pranzo è sempre un irrinunciabile pretesto per fare una salutare camminata di ricognizione. Il centro di Calasetta offre scorci pittoreschi sconosciuti al turismo dei grandi numeri verso paesi come Grecia, Croazia o le isole Caraibiche. Non voglio fare paragoni. I paragoni non servono a nulla. Penso semplicemente che luoghi come quest’isola siano altrettanto degni di viaggi indimenticabili, eppure in giro si vedono pochi turisti stranieri.

“Ora, chi era Sant’Antioco?” mi sono domandata.  Se un luogo porta il nome di un santo, conoscere la storia del santo, del personaggio storico, ci introduce alla storia intima e genuina di un luogo. 

Antioco era un medico nato in Mauritania, nel Nord dell’Africa. Fu esiliato in Sardegna dai Romani ai tempi dell’imperatore Adriano, perchè era cristiano e non volle abiurare la fede. In Sardegna continuò a curare le persone, non solo nel fisico ma anche nello spirito. I suoi resti mortali, sono stati ritrovati nelle catacombe sottostanti alla Basilica a lui intitolata, situata nel comune omonimo di Sant’Antioco, borgo indimenticabile per i suoi scorci pittoreschi.

 Prima di visitare le catacombe, a cui si accede entrando dalla Basilica, mi sono soffermata di fronte alla statua del Santo, oggetto di tanta devozione popolare, e ho sorriso: i secoli hanno fatto dimenticare che fosse africano e sicuramente non avesse fattezze europee, così come raffigurate invece dall’artista che ha realizzato la statua.

Abbiamo proseguito,  purtroppo molto velocemente, verso il Museo Archeologico e il “Tofet”, area sacra punico-fenicia adibita alla sepoltura dei bambini. Mi sono ritrovata ad immaginare, tuffandomi in un passato oscuro e remoto, papà e mamme, i nostri antenati, gente come noi, che portavano queste piccole urne contenenti i resti dei loro bambini sfortunati. Alzando lo sguardo verso l’orizzonte…il mare, come la speranza per un futuro migliore.

Il nostro breve tour termina bighellonando con la nostra mini cabriolet, tra le bellezze naturali isolane. Le vigne promettono un ottimo vino, come quello che abbiamo degustato presso una delle cantine locali. Abbiamo provato il bianco chiamato “Cala di Seta”. È così buono che ce ne siamo fatti spedire un cartone da sei bottiglie a casa, in Piemonte. Un souvenir per bevitori patentati!  Tempo di transito: una ventina di giorni circa ( perché il corriere passa sporadicamente, ci spiegano) 

Cin Cin. Brindo a voi, che mi leggete, sperando di avervi messo un po’ di voglia di passare di qui, la prima volta che verrete in Sardegna. 

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