Lisbona in tram, 08/12/2017

Non ci sono mai stata prima d’ora, ma l’ho riconosciuta a prima vista.
L’ho riconosciuta in quel modo assurdo e presuntuoso che induce a credere di aver avuto un’esistenza precedente.
Ho riconosciuto il groviglio di strade lastricate, il morbido abbraccio dei suoi colli, le chiese fiabesche e gli alberi di arance all’improvviso, i marciapiedi mosaicati, l’andatura degli anziani, le facciate dei palazzi sorridenti di piastrelle raffinate, il fiume mansueto sotto la pioggia invernale, il sali-scendi dei tram e lo sferragliare dei sogni, le variopinte abitazioni ritagliate tra tetti, antenne, vicoli e terrazze, il mare che salpa verso il nuovo mondo, le panchine solitarie, la musica nè triste nè allegra come il destino che non si conosce, il profumo di buon cibo e di vino che scalda il cuore, la brezza tiepida dei viaggi in divenire.
Chissà, forse ho semplicemente riconosciuto un luogo che appartiene alla mia geografia interiore.

-Amore, ti prego, facciamo un giro in tram! – ho cominciato a frignare in un modo fasullo e teatrale.
Maritino, che non ama le città e i luoghi affollati, alla vista del numero 28 giallo, ha sgranato gli occhi e tentato di opporre una debole e altrettanto fasulla resistenza: -No daì! Non vedi che si sta come in una scatola di sardine?

Credo che questo modo di dire lo abbiano inventato proprio da queste parti, perchè le sardine in scatola sono una specialità gastronomica inevitabile.
Abbiamo così optato per il tram rosso: con 20 Euro ci siamo aggiudicati un comodo posto a sedere, l’audioguida in 11 lingue, possibilità di salire e scendere dove e quando si vuole.
Il resto lo raccontano le immagini che ho cercato di rubare al tempo.

Oltre a chiese e monumenti, durante la nostra breve visita

1) a cena abbiamo assaggiato la cataplana de peixe, una zuppa di pesce leggera cotta e servita in un particolare tegame fi rame.

2) abbiamo fatto una capatina al caffè “A Brasileira” dove era solito recarsi Fernando Pessoa

3) ci siamo persi nelle antiche librerie dove ho comprato un souvenir d’epoca per il mio babbo, cioè un 45 giri con brani famosi de “La madama Butterfly”

4) curiosato nei deliziosi negozietti di artigianato locale: le ceramiche sono di eccelsa fattura, anche quando si tratta di un magnete per il frigorifero.

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