Primo giorno in Brasile:Santa Cruz de Cabralia, Bahia.

28/12/2017

Intorno a mezzogiorno arriviamo alla graziosa “pousada” (locanda) di un amico, situata poco distante dall’aeroporto di Porto Seguro, sulla Costa do Descobrimento.

Qui, un giorno di Aprile del 1500, approdarono i navigatori portoghesi dopo una lunga e pericolosa traversata atlantica. Si ritrovarono a fare i conti con gli indios. Si deduce facilmente l’esito di quell’incontro dalla lingua parlata oggigiorno dai brasiliani.

Noi invece abbiamo alle spalle un comodo volo di 12 ore da Milano a San Paolo (dormendo come ghiri per la maggior parte del tempo), uno scalo di 4 ore e un volo interno di circa 2.

Sale una voglia irrefrenabile di perlustrare Santa Cruz Cabralia a piedi, come nostra consuetudine appena raggiungiamo la meta di un viaggio.

Qui è appena cominciata la stagione calda e il cielo risplende di un blu intenso senza nuvole.

Prima però ci rifocilliamo con un pasto frugale ma gustoso a base di verdure e riso, consumati nella veranda della pousada. Oltre la staccionata bianca si intravedono la spiaggia dalla sabbia dorata e l’oceano blu ondoso.

Ci mettiano in marcia dopo un ottimo “cafezinho”, il caffè fatto con la moka dalla simpaticissima factotum di casa, un’energica signora brasiliana dall’allegria contagiosa.

Conosco già il Brasile, ci sono stata diverse volte, ma mi sorprende ancora, come in passato, un’ indescrivibile, vertiginosa e incontenibile sensazione di leggerezza.

Ci si sente subito proprio agio, complice anche un solo bagaglio a mano contenente, costumi, pantaloni corti, magliette, infradito e… un bel sorriso.

Le persone con cui scambio qualche parola in portoghese ( finalmente posso mettere in pratica sul campo tutte le lezioni fatte finora) sono sempre cortesi e molto socievoli.

Le stradine del paese si rivelano pittoresche, accoglienti e variopinte, seppur molte abitazioni siano molto più che umili. Tra la vegetazione rigogliosa dell’altura che sovrasta il paesino, fa capolino una chiesa candida. Annotiamo il nostro desiderio di visitarla nell’elenco delle cose da fare prossimamente.

Ci spostiamo sulla spiaggia e ci sediamo a un chiosco. Ordiniamo una bibita fresca e ci fermiamo a osservare ciò che ci circonda, godendo di ogni istante con intensità: una bambina con una nuvola di capelli ricci che gioca con un minuscolo cucciolo di cane, gruppi di giovani che ascoltano la musica ad alto volume, ragazze con costumi coloratissimi e striminziti che giocano con le onde, gruppi di anziani sorridenti che discorrono all’ombra delle palme,il profumo della frittura di pesce e del soffritto d’aglio.

Verso sera ci rechiamo in un piccolo supermercato poco distante per fare la spesa. La nostra permanenza alla pousada ha carattere di ospitalità casalinga, pertanto occorre contribuire fattivamente alle incombenze relative a cibo e bevande, insieme agli altri ospiti con cui abbiamo fatto conoscenza.

Fare la spesa al supermercato, qui come in tutti gli altri Paesi che abbiamo visitato in tutti questi anni, è un modo efficace di esplorare cultura, economia e usanze locali. Frutta tropicale e verdura sono ovviamente a km 0, mentre molti prodotti come pasta, biscotti, scatolame e conserve sono di marche conosciutissime in tutto il mondo. L’olio d’oliva è ottimo e proviene principalmente dal Porrogallo. Il pane fresco invece non mi sembra granchè (c’è poca varietà e appare piuttosto molliccio) forse perchè le pietanze vengono accompagnate dal riso. I prezzi sono veramente molto convenienti.

Tra uno scaffale e l’altro, vengo casualmente informata che alla vigilia di Capodanno i brasiliani sono soliti vestirsi di bianco. Accidenti, sono sprovvista di abiti bianchi! Devo correre ai ripari in fretta.

Terminata la spesa al supermercato, giriamo dunque per i negozietti che si snodano lungo la via principale. Vendono merce molto semplice ma di buona qualità. Con circa 15 Euro mi aggiudico un vestitino candido con il bustino a pieghe e la gonna ampia plissettata (ricorda vagamente quello di Marylin Monroe ne “Quando la moglie va in vacanza). La proprietaria del negozietto, me lo fa provare nel retro bottega, che si rivela essere una stanza di casa. Ci sono abiti e tessuti ammonticchiati ovunque. In un angolo noto una macchina da cucire: i luoghi delle sarte, come per una sorta d’incantesimo, si somigliano tutti. Mi sembra di vederla lì, la mia mamma, impegnata con il cucito.

Quando mi vede con l’abito indosso, la sarta- venditrice esclama sorridendomi allegra: “Você é linda!” ( sei bella). Incasso il complimento ed esco con il mio abito per Capodanno. Ero entrata con l’idea di trovare un abito quasi usa e getta, sono uscita con la sensazione che mi porterò appresso uno dei souvenirs più belli della mia vita.

Cos’altro mi può riservare una giornata così intensa? Null’altro vero?

Neppure per sogno.

Stretta fra due negozi, scorgo una scuola di capoeira in cui si stanno svolgendo le lezioni che offrono un meraviglioso spettacolo a tutti i passanti.

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